Omelia Epifania 2019

Carissimi, in una canzone del 2005 il cantautore italiano Jovanotti (Lorenzo Cherubini) diceva che nella vita per fidarsi, e quindi affidarsi a chi si ama, chi vuole costruire insieme agli altri qualcosa d’importante deve essere disposto a perdere. “Cosa sei disposto a perdere?” continua a ripetere questa canzone. Per fare qualcosa di grande della propria vita bisogna innanzitutto essere disposti a perdere, o forse meglio, a perdersi. Così Baldassarre, Gaspare e Melchiorre, quando nell’Oriente lontano videro apparire la luce messianica nel cielo che veniva a rispondere alla loro grande domanda di salvezza, al loro desiderio di incontrare il Messia, si saranno guardati in faccia. Cosa facciamo? Vogliamo incontrare Colui per il quale siamo nati? Colui che i nostri studi indicano? Colui che le tradizioni dei nostri popoli pre-sentivano? Già cosa facciamo? Bisogna mettersi in cammino. Ma questo non è gratis. Bisogna partire, lasciare donne, bambini, affari, sicurezze, genti conosciute, i nostri spazi, spendere soldi, affrontare pericoli, sbagliare strada… Siamo disposti? Tutto su di un piatto della bilancia per l’incontro con il Re d’Israele che nasce e che la sua stella indica. Cosa siamo disposti a perdere? Ed i Magi hanno giocato la loro esistenza e son partiti alla ricerca.

Ora dopo duemila anni la stessa domanda si ripone uguale identica a ciascuno di noi: cosa siamo disposti a perdere per l’incontro con Cristo, cioè per l’incontro risolutivo della nostra vita, quell’incontro che asciuga la nostra fame di senso e di gioia? Cosa sei disposto a perdere? Quel bimbo una volta cresciuto lo dirà anche Lui predicando per le strade della Galilea: se il seme caduto in terra non muore non può portare frutto; chi ama la sua vita la perde; chi perderà la sua vita per causa mia e dell’Evangelo la troverà. Il motivo per cui noi non incontriamo Cristo vivo e contemporaneo alla nostra vita e per cui non godiamo della fede, ci sembra sempre un’inutile peso od un ornamento domenicale ininfluente è che noi non siamo disposti a perdere. Pensiamo che la fede sia gratis non sia un affidamento totale, che possiamo tenerci tutti i nostri comportamenti, i nostri luoghi ed i nostri luoghi comuni e farli convivere con Gesù. Ma non funziona così. Bisogna uscire, bisogna partire, bisogna essere disposti a perdere il nostro “io” per ritrovarlo arricchito nella comunione con Cristo. Abramo, Isaia, Eliseo, Paolo, Tito, Giovanni il Battista hanno raccolto, come i Magi, la sfida di Dio: tu cosa sei disposto a perdere per essere felice, per essere te stesso? Ed oggi a noi: tu cosa sei disposto a perdere per essere te stesso, per essere felice nella comunione viva con Cristo vivo?

don Stefano